Trapani.
Il primo nucleo della città si sviluppo' attorno
al villaggio sicano chiamato poi, dai Greci, Drepanon
(falce), forse in riferimento alla forma falcata della
costa. Dall'VIII sec. a. C. fu scalo fenicio e, nella
prima guerra punica (264-241 a. C.), base cartaginese.
Con la vittoria di Lutazio Catulo alle Egadi, 24l
a. C., Trapani divenne civitas romana, e sotto il
dominio di Roma visse una vita dedicata soprattutto
alle attività economiche e marinare, senza
un ruolo di particolare importanza. Subi' l'invasione
dei Vandali nel 440 d. C., fu soggetta ai Bizantini
dal 477, e conquistata, nell'830 circa, dai Musulmani,
che ne fecero una delle città più ricche
e prospere della Sicilia, dando sviluppo all'attività
marinara e all'artigianato dell'oreficeria e del corallo.
L'islamizzazione fu tanto profonda che è, ancora
oggi, evidente nella toponomastica, e in certi usi
e costumi. La città continuo' a prosperare
sotto i Normanni, che la conquistarono nel 1077, elevandola
a città regia. Nel 1282 partecipo' alla rivolta
contro gli Angioini (il cosiddetto Vespro Siciliano),
rimanendo coinvolta nella guerra tra gli Angioini
e gli Aragonesi. Tra i secoli XIII-XV, venne ampliata
la struttura urbanistica, con la costruzione di nuovi
quartieri e nuove strade e piazze. Nel XVI secolo,
l'imperatore Carlo V (1500-1558) rinforzo' la cortina
muraria con possenti bastioni. Proseguirono le attività
commerciali, e si accrebbe la produzione del sale
con nuove saline. Ma il secolo successivo fu pressoché
di stasi e, in generale, di decadenza. Finalmente
nel 1817, Trapani divenne capoluogo di provincia,
e ne acquisto' forza per partecipare a tutti i moti
contro i Borbonici, riuscendo, nel 1860, a metterli
in fuga, prima che in città arrivassero i Garibaldini.
Nella seconda guerra mondiale, e particolarmente nel
1943, l'abitato e il porto furono bersaglio di ripetuti
bombardamenti. Oggi, Trapani è, in gran parte,
una città nuova.
Monumenti.
Se si arriva a Trapani dall’autostrada, si puo'
cominciare la visita col Santuario dell'Annunziata
e il Museo Pepoli, nella via Conte Agostino Pepoli,
dopo via Marconi. Se si arriva col treno, conviene
raggiungere a destra, uscendo dalla stazione, la spaziosa
piazza Vittorio Emanuele, nuovo centro della città,
dove si trova la fontana del Tritone, opera dello
scultore trapanese Domenico Li Muli ne11951, e, di
fronte, la statua del re Vittorio Emanuele Il di Giovanni
Dupré, 1882. Si prosegue nel viale Regina Margherita,
che costeggia la villa comunale (sec. XIX, ricca di
belle piante, fra cui splendidi alberi di ficus),
e si giunge alla piazza Vittorio Veneto, dove si eleva
il monumento ai Caduti, e si vedono, a sinistra, il
palazzo del Governo e della Provincia, sec. XIX, ed
il palazzo delle Poste in stile liberty, 1924, dell'architetto
Francesco La Grassa; a destra, il palazzo della Questura,
in cemento a vista, ultimato nel 1990, su progetto
originario dell’architetto romano Riccardo Leone
(alle spalle sono i resti del Castello di Terra, di
origine punica), e il palazzo D'Ali', dei primi del
Novecento, sede del Municipio. Si entra nella città
vecchia da via Garibaldi (la Ruga Nova, risalente
al XIII secolo), dove prospettano alcuni edifici settecenteschi
di notevole dignità: palazzo Fardella Fontana,
palazzo Riccio di Morana (che ha belle statue nel
coronamento e, all'interno, un salone con soffitto
elegantemente stuccato, e pavimento con piastrelle
di fabbrica locale), la chiesa di Santa Maria dell'Itria,
dalla bella facciata barocca, palazzo Milo, la chiesa
di Sant'Alberto (sec. XVII), il palazzo già
del barone Giardino, la chiesa del Carminello con
colonne semitortili nel portale, palazzo Fardella,
palazzo Saura. In una salita laterale, a sinistra,
è la chiesa di San Domenico, la cui prima costruzione
risale al XIV secolo, con un bel rosone sulla facciata.
All'interno, troviamo: un affresco della Madonna col
Bambino, sec. XV; la tomba di Manfredi, figlio di
Federico III d'Aragona; la cappella Pepoli, e una
cappella barocca in marmi mischi (opera dell'architetto
trapanese Giovanni Biagio Amico), con un Crocifisso
ligneo del Trecento, nell'altare. Ritornati in via
Garibaldi, si arriva alla chiesa di Santa Maria del
Soccorso, sec. XVII, annessa al convento della Badia
nuova. Nella chiesa, cantorie barocche, e un pavimento
del Settecento. Di fronte: i portali del palazzo Burgio
Baroni di Scirinda, sec. XVI. Un po' più avanti,
in via Barone Sieri Pepoli, è la chiesa di
San Nicolo' Mirense. Riprendendo via Garibaldi, si
incrocia via Torrearsa: a destra è la piazza
Mercato del pesce, sec. XIX, dove si trova la fontana
con la statua di Venere Anadiomene; a sinistra, invece,
superata all'angolo la chiesa del Carmine, sec. XVI,
si raggiunge, all'incrocio col corso Vittorio Emanuele,
il settecentesco palazzo Cavarretta, con statue, nel
prospetto, di San Giovanni, della Madonna e di Sant'Alberto,
patrono di Trapani, e due orologi aggiunti in alto
a metà dell'800. In un lato, la Porta Oscura
e la Torre dell'Orologio, con una meridiana del XIII
secolo. Nel corso (denominato nel tempo: Ruga dell'Amalfitana,
Ruga della Loggia, Ruga dei Catalani), a sinistra
è il palazzo Riccio San Gioacchino che risale
al XV secolo, ed è stato rifatto più
volte. A destra, si eleva la chiesa del Collegio dei
Gesuiti, sec. XVII, che ha una stupenda facciata barocca,
disposta su due ordini, di grande risalto plastico,
con elementi decorativi, anche di figure femminili.
Nell'interno, a tre navate, vi sono alcuni notevoli
altari settecenteschi a marmi mischi e, nell'altare
maggiore, un bassorilevo del Marabitti, raffigurante
l'Immacolata. Gli armadi della sacrestia sono bellissime
opere di intaglio ligneo di Pietro Orlando. Più
avanti, a destra, sempre sul corso Vittorio Emanuele,
prospetta l'edificio della Cattedrale, dedicata a
San Lorenzo, costruita, nel sec. XVII, allargando
una chiesa del Trecento, ceduta dai Genovesi. L'interno
è a tre navate divise da colonne; vi si trovano
alcuni monumenti funerari e un Crocifisso, da alcuni
attribuito a Giacomo Lo Verde, e da altri ad Antonio
Van Dyck. Nella seconda cappella a sinistra, lo stemma
della città di Genova, uno scudo crociato,
indica che questa prima parte della Cattedrale, era
la loggia dei Genovesi a Trapani. Proseguendo sul
Corso, si potrebbero ammirare il palazzo Papé
(sede del vescovado) ed altri palazzi dei secoli XVIII
e XIX.
Ma ora da qui, a sinistra per via Giglio, si arriva
presto alla Chiesa del Purgatorio, del 1683, danneggiata
nel 1943 durante la seconda guerra mondiale, e restaurata.
La facciata, adornata di statue, è opera di
Giovanni Biagio Amico nel 1712. La chiesa custodisce
i gruppi lignei dei Misteri, sec. XVIII, che vengono
portati in processione durante il Venerdì santo.
Vicina, a destra, al termine della via omonima, è
la chiesa di San Francesco d'Assisi del XIII secolo,
rifatta nel XVII, a unica navata. Statue delle Virtù
cardinali e teologali, alla maniera dei Gagini, adornano
le pareti candide e, nel presbiterio, quelle di un
Vescovo e cinque Pontefici. Tra le varie tele settecentesche
si distingue Santa Chiara e le compagne di Domenico
La Bruna, pittore trapanese. Nella parte sinistra
del transetto, si nota una lapide tombale del 1663,
degli Armeni residenti a Trapani, con iscrizione in
armeno e latino. Uscendo dalla chiesa, si va a sinistra
per via Giacomo Tartaglia, e poi a destra nel viale
Duca d'Aosta, e poi a sinistra in via Cristoforo Colombo,
e così si arriva alla torre di Ligny, possente
costruzione a pianta quadrata, eretta nel 1671 dal
principe di Ligny. Vi è allogato il Museo di
Preistoria e Protostoria, dove sono esposti interessanti
materiali provenienti da tutta la Sicilia, con un
buon supporto di pannelli illustrativi, di grafici
e fotografie. Da qui, si torna in via Duca d'Aosta
e si raggiunge il lungomare, viale Regina Elena, e
ci si affaccia al porto dove sono, in due isolette,
l'ex Lazzaretto e la torre della Colombaia, fortezza
edificata nel Trecento, e ampliata nei secoli successivi.
Poi, superata la piazza Garibaldi, dove sono il monumento
del 1890 all'Eroe dei due Mondi, e, alle spalle, un
bel palazzo giallo (che era albergo) del sec. XIX,
si giunge, entrando nella seconda strada a sinistra,
alla fontana di Saturno. Accanto, è la chiesa
di Sant'Agostino, edificata nel '300. Dell'antico
impianto rimane la bellissima facciata, caratterizzata
da un portale ad archi acuti concentrici, e da uno
stupendo rosone. La chiesa è ritornata al culto,
dopo essere stata usata per anni come Auditorium.
Alle spalle, dopo piazza Sant'Agostino Pepoli, entrati
in via Biscottai, ecco la chiesa di San Giacomo, sec.
XVII, adibita a sede della Biblioteca fardelliana,
fondata nel 1830 da G. H. Fardella, ricca di volumi
pregiati, incunaboli e manoscritti dei secoli XIV
e XV. Seguendo ora la via San Pietro, si arriva alla
chiesa di Santa Maria di Gesù, edificata nel
sec. XVI, con l’annesso convento, in forme gotico-rinascimentali.
Nell'interno, a tre navate ed absidi poligonali, si
trovano una delicata immagine, in terracotta invetriata
dipinta, della Madonna degli Angeli di Andrea della
Robbia, un baldacchino di Antonello Gagini, 1521,
ed alcune tele settecentesche di botteghe locali.
Nell'antico quartiere degli Ebrei, sulla via Giudecca,
è il palazzo della Giudecca, del sec. XVI,
nel tipico stile plateresco spagnolo, con ornati gotici
e rinascimentali, bugne diamantate e portale ogivale.
Da qui, ritornando in piazza Vittorio Emanuele, si
scorge la lunga arteria di via Fardella che, dopo
la deviazione a destra per Marsala, si biforca, continuando
a destra con la via Conte Agostino Pepoli, dove si
trova il santuario dell'Annunziata, cospicua opera
architettonica con impianto originario del secolo
XIV, rosone e portale del '400, statue della Madonna
e dell'Angelo, del '500, il campanile del 1650. All'interno,
il battistero del Santuario, la cappella dei Pescatori,
sec. XV, e la cappella dei Marinai, del sec. XVI,
riconfigurata splendidamente dai lavori settecenteschi
curati da Giovanni Biagio Amico. In una sala più
avanti, sono esposti gli ex voto dei fedeli. Passando
dai due portali del '500, posti un po' di sbieco dietro
l'altare maggiore, si accede alla splendida cappella
della Madonna. Nel grande arco di marmo, sono raffigurati
i Profeti e il Padre Eterno, opera di Antonino e Giacomo
Gagini negli anni 1531-37. Nell'altare maggiore, adornato
di marmi mischi, è la statua della Vergine
col Bambino: la Madonna di Trapani, venerata dai Trapanesi.
Opera di Nino Pisano, sec. XIV , è un vero
e inimitabile capolavoro di scultura, per l'armonioso
equilibrio delle forme, e per l'intima dolcezza dello
sguardo. In basso è una veduta in argento della
città di Trapani. Annesso al Santuario, era
il convento dell'Annunziata, dal 1908 sede del Museo
regionale Pepoli. Vi si accede dalla villa Pepoli.
Il Museo ebbe il suo primo nucleo in alcune raccolte
ottocentesche, in seguito accresciute con le donazioni
del generale Fardella e del conte Sieri Pepoli. Oggi,
comprende materiali archeologici, una raccolta di
sculture e di pitture, e una sezione dedicata alle
arti applicate. Al piano terreno è un vasto
ambiente con statue di scuola gaginesca e il San Giacomo
Maggiore di Antonello Gagini; in una saletta si conservano
alcune iscrizioni in caratteri arabi. Si sale al primo
piano attraverso il magnifico scalone ornato di marmi
mischi. Qui è la pinacoteca che, tra le varie
opere, conserva un polittico del "Maestro del
polittico di Trapani", inizi sec. XV, con la
Madonna e il Bambino che incorona Santa Caterina;
ai lati, Santi, e, nella predella, la Deposizione.
Un altro dipinto su tavola, raffigurante la Pietà,
1380 circa, è un vero capolavoro di Roberto
di Oderisio. Nelle altre sale sono esposti vari dipinti
dal XV al XVIII secolo, anche di scuola napoletana
(paesaggi, nature morte) e olandese. C'è anche
una tela del Tiziano: le Stimmate di San Francesco,
1530. Alcuni oggetti (monili, arredi sacri e deliziose
figurine di presepio, in una teca di vetro), testimoniano
la qualità artistica, raggiunta a Trapani dagli
artigiani del corallo. Un'altra sezione è dedicata
alle figure da presepio in tela, colla e cartapesta:
alcune sono vere opere d'arte, di scultori come Giovanni
Matera e Andrea Tipa, secoli XVII e XVIII. Visitato
il Museo Pepoli, si può pensare di raggiungere
fuori città, verso est, in contrada Nubia,
il Museo del Sale, che ha meritato una menzione speciale
nel concorso internazionale "Tourmuse" di
Parigi. Trapani, infatti, è anche la città
delle saline, oggi riserva naturale, con gli antichi
e caratteristici 'mulini' a vento.