Siracusa.
La città di Siracusa, in splendida posizione
nella parte orientale della costa siciliana, si protende
sul mare con l'isola di Ortigia, luogo delle maggiori
testimonianze del suo glorioso passato. Ortigia è
collegata con un ponte alla terraferma, dove si estende
la città moderna. La città, secondo
lo storico Tucidide, V sec. a. C., venne fondata nel
734-733 a. C., da un gruppo di coloni corinzi, guidati
dall'ecista Archia, e prese il nome da una palude
vicina, chiamata Syraka. Siracusa divenne ben presto
uno dei centri più potenti della Sicilia. La
sua politica espansionistica, avviata tra il VII e
il VI sec. a. C., si concreto' con la fondazione delle
colonie di Akrai, 663 a. C., Casmene, 643, e, nel
598, Camarina, che assumeranno un ruolo di primaria
importanza nella difesa del territorio circostante.
In un primo tempo, la gestione del potere, a Siracusa,
era concentrata nelle mani dei Gamoroi (aristocratici,
proprietari terrieri); poi, verso gli inizi del V
sec. a.C., passo' ad elementi democratici. In pieno
V secolo, il ritorno degli aristocratici, e l’instaurazione
della tirannide dei Dinomenidi di Gela, coincisero
con un periodo di grande espansione della città,
che si pose alla guida della grecità "magnogreca"
nella lotta contro i Cartaginesi, sconfiggendoli nella
famosa battaglia d'Imera del 480 a. C., la città
di Agrigento come alleata. Nella seconda fase della
guerra del Peloponneso, Atene, mal tollerando l’espansione
economica e militare di Siracusa, le scateno' contro
una potente offensiva, con una spedizione navale,
415-13 a. C., guidata da Nicia Lamaco e da Alcibiade.
Siracusa riusci' a sconfiggere gli Ateniesi e ad annientarli
sulle rive dell'Asinaro, vicino ad Eloro. Artefice
della vittoria era stata la fazione democratica, che
assunse la guida della città. Ma tornarono
all'attacco i Cartaginesi, distruggendo Selinunte,
Agrigento e Imera, 409 a. C., e costringendo Siracusa
ad una resa pattuita. Quando Dionisio I ascese al
potere, 405 a. C., ricomincio' l'offensiva cartaginese,
bloccata, però, da una pestilenza che portò
alla pace. Negli anni successivi gli scontri ripresero,
finchè nel 392 non fu firmato un nuovo patto:
Dionisio ottenne il potere sulle città sicule
un tempo indipendenti; Cartagine mantenne il predominio
sulla Sicilia occidentale. È, questo, il momento
di maggiore splendore per Siracusa, che amplio' la
sua zona d'influenza fino all'Italia meridionale e
centrale. Alla morte di Dionisio, gli successe il
figlio Dionisio II. Si riaccesero nuovi conflitti
interni, e i Siracusani chiesero aiuto, contro il
tiranno, alla madrepatria Corinto, che nel 344 invio'
in Sicilia una spedizione guidata da Timoleonte, il
quale riusci' ad avere la meglio sulle forze di Dionisio
II, e trattò con lui la pace. Timoleonte si
trovo', poi, ad affrontare una nuova offensiva dei
Cartaginesi, che si concluse con la loro grave sconfitta,
presso il fiume Crimiso, nel 341. Timoleonte poté,
infine, dedicarsi a rimettere ordine in Sicilia, a
ricolonizzare le campagne, ed a rinvigorire l'elemento
greco, mantenendo, in politica, una posizione moderata.
Alla sua morte, gli successe Agatocle, capo del partito
democratico radicale, che si sbarazzo' degli oligarchi,
e nel 307, mentre era in corso una nuova guerra contro
i Cartaginesi, assunse il titolo di re. Un anno dopo,
Agatocle, conclusa vittoriosamente la guerra, si rese
padrone di tutta l'isola. Alla sua morte, gli successe
Ierone II, che tenne il potere per circa cinquant'anni,
dal 269 al 215 a. C. In questo periodo, i Romani,
affacciatisi alla ribalta della storia, tendevano
a limitare l'indipendenza di Siracusa, tanto che Ierone,
consapevole della loro superiorità, si dichiaro',
alla fine, loro alleato. Il suo successore, il figlio
Ieronimo, alleatosi invece con i Cartaginesi, fini'
per cedere ai Romani che, conquistata e saccheggiata
Siracusa nel 213 a. C., la unirono alla provincia
di Sicilia, pur assicurandole ancora il ruolo di città
capitale. Con la caduta di Roma, Siracusa segui' le
alterne vicende della Sicilia, e fu occupata da Vandali,
Goti e Bizantini, finchè nell'878 cadde nelle
mani dei Musulmani. In età normanna e sveva,
Siracusa, pur cedendo a Palermo il ruolo di città
capitale, continuo' a mantenere una notevole importanza,
traendo vantaggio anche da un'ampia ristrutturazione
urbanistica. Il castello Maniace è un mirabile
esempio di architettura d'età federiciana,
ed è anche il simbolo del potere militare di
Federico II di Svevia, e dell'accentramento statale
operato da questo sovrano. Sotto il dominio aragonese,
Siracusa divenne capitale di un territorio vasto,
comprendente nove comuni. Sorsero in questo periodo
eleganti dimore baronali, e chiese e conventi, tra
i quali Santa Lucia, San Benedetto e l'Annunziata.
Tra il Cinque e il Seicento, in età spagnola,
l’insediamento di Gesuiti Carmelitani e di altri
ordini religiosi, determino' nuove trasformazioni
nell'urbanistica cittadina, secondo i dettami del
nuovo gusto barocco, che tuttavia a Siracusa assume
contorni specifici e peculiari. A causa principalmente
dell'incalzante minaccia turca, vennero innalzati
imponenti bastioni attorno alla città. Dopo
il terremoto de1 1693, Siracusa fu in parte ricostruita,
e gli interventi di ristrutturazione continuarono
per tutto il XVIII sec. Tra il XVIII sec. e l'Ottocento,
si assistette a nuove trasformazioni urbanistiche
e culturali; molti edifici religiosi vennero confiscati
e destinati ad uso pubblico. Tale processo si accentuò
dopo l'unità d'Italia, quando fu deciso l'abbattimento
delle mura spagnole, e la città avviò
la sua espansione verso l'entroterra. Cominciarono,
infatti, a sorgere quei nuovi quartieri, che, sempre
più, segneranno la cesura tra la città
storica e la città moderna.
Monumenti.
È opportuno iniziare la visita di Siracusa
dall'isola di Ortigia, nucleo della città antica.
Passato il ponte che unisce Ortigia alla terraferma,
si incontrano i resti del tempio dedicato ad Apollo,
secondo quanto attesta un'iscrizione, rinvenutavi
in un gradino. Il tempio, rimesso in luce nel decennio
1930-40, conserva due colonne del lato meridionale,
con parte dell'epistilio e di alcune colonne del lato
orientale; in origine, come altri templi d'età
arcaica, era a 6 colonne sui lati brevi e 17 su quelli
lunghi (la cella divisa in navate da colonne, senza
l'opistodomo), ed era rivestito da una decorazione
policroma fittile (alcuni frammenti sono conservati
nel Museo archeologico regionale di Siracusa). In
età bizantina, il tempio di Apollo fu chiesa
cristiana, e moschea in età musulmana. Si supera,
ora, la settecentesca chiesa di San Paolo, e si entra
nel corso Matteotti; dopo il palazzo Cireco, sede
dell'Istituto nazionale del dramma antico, e la chiesa
di San Cristoforo, trecentesca, riedificata nel XVIII
sec., si arriva nell'ottocentesca piazza Archimede,
punto di confluenza dei due assi principali della
città (via Maestranza e via Roma), e centro
di Ortigia. La piazza ha, al centro, la fontana di
Artemide, di Giulio Moschetti, ed è delimitata
da edifici di notevole dignità artistica come
il palazzo dell'Orologio, sede della Banca d'Italia,
il cinquecentesco palazzo Lanza Buccheri, ed il palazzo
del Banco di Sicilia, costruito ne1 1928. Dalla piazza,
salendo per via Montalto, si giunge al palazzo Mergulese-
Montalto, che conserva la bella e ampia facciata,
col portale ad arco acuto, e un'edicola, con una iscrizione
in latino, recante l'anno di edificazione: 1397. Procedendo
lungo la via Roma, si arriva alla chiesa della Concezione,
edificata nel sec. XVII su un precedente edificio
trecentesco. All'interno, sono degni di nota: il coro
ligneo, sec. XVIII; gli affreschi della volta, raffiguranti
la Gloria di Maria, e tre interessanti tele di Onofrio
Gabrielli: la Madonna della Lettera, la Strage degli
Innocenti, il Martirio di Santa Lucia. Alla chiesa
era annesso il trecentesco convento dei Benedettini
che, dalla fine del secolo scorso, è sede degli
uffici della Prefettura. Si giunge, quindi, a piazza
Duomo. Qui, gli scavi d'inizio secolo e del 1963,
hanno messo in luce testimonianze di una frequentazione
del luogo in età pre-ellenica, e nella prima
età greca, ed i resti di un grande tempio ionico
arcaico della fine del VI sec. a. C. Nel V sec. a.
C., fu costruito il grande tempio di Atena, edificio
dorico con 6 colonne sui lati corti e l4 su quelli
lunghi, posto su un alto basamento a tre gradini.
La cella era preceduta dal pronao e seguita dal1'opistodomo,
entrambi in antis. Già dal VI sec. d. C., il
tempio di Atena (se ne intravedono le colonne in via
Minerva) fu risistemato a chiesa cristiana, elevata
a Cattedrale dal vescovo Zosimo, e dedicata alla Madonna
del Piliere. La facciata, completamente ricostruita,
1725-1753, architetto Andrea Palma, presenta sul prospetto
due ordini di colonne di stile corinzio. Le statue
dei Santi sono di Ignazio Marabitti. L'interno è
diviso in tre navate, quella centrale con soffitto
a travature lignee; all'ingresso,due acquasantiere
ottocentesche e, alla fine, due amboni costruiti nel
1926, in stile romanico. In età normanna fu
realizzata la sopraelevazione della navata centrale
e furono decorate, con mosaici, le absidi. All'ingresso
e nelle navate, si vedono le colonne del tempio di
Atena. Sulla navata destra si aprono tre cappelle:
nella prima è un prezioso fonte battesimale,
con vasca in marmo adornata di leoncini bronzei, secoli
XII-XIII; subito dopo, è la cappella di Santa
Lucia, sec. XVIII, che contiene una preziosa statua
d'argento della Santa, sec. XVI, posta su una cassa
ornata di splendidi bassorilievi. L'ultima cappella,
del Sacramento, ha un notevole rivestimento in pietra
calcarea e affreschi con scene del vecchio Testamento
nelle volte. Sopra l'altare marmoreo, con la raffigurazione
dell'Ultima Cena, è un ciborio di Luigi Vanvitelli.
Alla fine della navata, è un piccolo ambiente
che contiene alcuni notevoli dipinti di Giuseppe Crestadoro.
Nel luogo ove era l'abside destra, nel '700 fu costruita
la cappella del Crocifisso. Gli arredi di questa cappella
sono conservati nel Tesoro della Cattedrale. Adiacente
è il presbiterio, profondamente rimaneggiato
nel 1659, quando vi fu posto l'altare barocco e, soprattutto,
dopo il terremoto del 1693, quando vennero completato
il coro ed innalzata la grande cupola. Nell'abside
rimasta, si scorge una statua della Madonna della
Neve, 1512, di Antonello Gagini. Sempre in questa
navata, sono altre statue di Santi: dei Gagini o della
loro scuola. Il palazzo arcivescovile, adiacente al
fianco meridionale del Duomo, fu edificato in forme
snelle e ariose nei primi anni del '600. L'aspetto
attuale è però quello dovuto ai rifacimenti
settecenteschi ed alle aggiunte del XIX secolo. Qui
ha sede l'importante Biblioteca alagoniana, fondata
alla fine del sec. XVIII. Nella zona meridionale della
piazza, è la chiesa di Santa Lucia alla Badia,
ricostruita dopo il 1693, con ampie e aggettanti forme
barocche. L'interno, ad unica aula, è fortemente
arricchito di stucchi, affreschi e decorazioni marmoree.
All'altro angolo della piazza con la via Minerva,
sorge il palazzo Vermexio, sede del Municipio. Il
palazzo, risparmiato dal terremoto de1 1693, conserva
ancora, nella parte inferiore, i caratteri originari.
Qui, sono stati scoperti i resti di un tempio ionico
del V sec. a. C. Al piano terreno, è sistemata
una sala che illustra la storia del luogo, le fasi
e i risultati degli scavi. Nella piazza Duomo, prospettano
pure il palazzo Interlandi, e in parte nella via Landolina,
il palazzo Francica Nava, delle cui origini cinquecentesche
rimane qualche elemento. Vicino si erge il palazzo
Beneventano del Bosco, con bel cortile edificato in
età medievale, e profondamente rimaneggiato
tra il 1779 e il 1788. Lasciata piazza Duomo per la
via Picherali, si giunge alla piazzetta San Rocco,
caratterizzata dal quattrocentesco palazzo Migliaccio,
notevole per la raffinata decorazione a tarsie di
pietra lavica. Da qui si apre una terrazza dalla quale
si scopre uno splendido panorama, e qui si trova la
famosa fonte Aretusa, verdeggiante di papiri, legata
al mito della ninfa Aretusa, trasformata in fiume
da Arternide, per sfuggire alla passione di Alfeo;
ma Alfeo si trasformo' in fiume, e uni' le sue acque
a quelle di lei. Dalla fonte Aretusa, attraverso la
passeggiata della marina, e salendo per via del Collegio,
si puo' giungere alla chiesa del Collegio dei Gesuiti,
maestosa e ricca, secondo i dettami dell'architettura
barocca. All'intemo, si notano le splendide cantone
del coro e i marmi dell'altare maggiore, con paliotto
d'argento. Da qui, attraversata la via Cavour, e,
subito dopo, la via Santa Maria dei Miracoli, si arriva
all'omonima chiesa di origine duecentesca. Ma già
davanti alla fonte Aretusa ed alla passeggiata a mare,
si apriva il Porto grande: fin dai tempi più
antichi, importantissimo, per i traffici militari
e commerciali. Proprio sulla punta del porto, nella
penisola di Ortigia, sorge il Castello Maniace, magnifico
esempio di architettura militare federiciana, dall'aspetto
solido e massiccio. Ha pianta rigorosamente quadrata
e torri circolari ai quattro angoli. Splendido è
il portale d'ingresso ad arco ogivale, decorato con
marmi di vari colori. Al sommo dell'arco è
lo stemma spagnolo. L'interno conserva in parte l'assetto
originario. Si sale adesso per il lungomare di Ortigia,
fino alla settecentesca chiesa dello Spirito Santo.
Poi, si lascia il lungomare e si percorre la via Capodieci,
fino alla chiesa di San Benedetto, edificata nel Cinquecento,
e riconfigurata, all'interno, dopo il terremoto del
1693. Interessante, nell'altare maggiore, è
un dipinto, la Morte di San Benedetto, del caravaggista
locale Mario Minniti. Qui, in quello che era l'originario
convento di San Benedetto, è la Galleria regionale.
Il complesso è costituito dal palazzo Parisio
del sec. XIV, e dal più ampio palazzo Bellomo,
sec. XIII, che dà il nome alla Galleria. Nelle
sale al piano terreno è sistemata la "scultura".
In particolare, nella III sala si trovano un'edicola,
la Madonna col Bambino, attribuita a Francesco Laurana,
e una statua, la Madonna del Cardillo, di Domenico
Gagini. Nella IV sala, sono due splendide berline
settecentesche. Nel primo piano, fra varie pitture,
si trova l'Annunciazione, di Antonello da Messina,
e il Seppellimento di Santa Lucia, del Caravaggio.
Vi sono pure paramenti sacri, argenterie (tra cui
uno splendido reliquario di Sant'Orsola, del sec.
XVIII), presepi, ceramiche siciliane e musulmane.
Usciti dal palazzo Bellomo, si percorre la via Roma
fino all'incrocio con via Maestranza: a metà
di questa, è la chiesa di San Francesco, dalla
particolare facciata convessa. La chiesa ha origini
trecentesche, ma di questo periodo rimane soltanto
un portale; dal sec. XV fino al XVIII, subi' numerosi
rifacimenti: la decorazione a stucco dell'interno
e gli affreschi del soffitto, sono, infatti, tardo
settecenteschi. Percorrendo la via Maestranza, si
incontrano notevoli palazzi: Bufardeci, Zappata-Gargallo
(di origini quattrocentesche, rifatto in età
barocca), Bonanno e Impellizzeri, che hanno facciate
ricche di elementi decorativi. Ora si lascia Ortigia,
per arrivare alla parte opposta della città,
dov'è la zona moderna, e dove sono pure le
più significative testimonianze dell'età
greca, costrette a convivervi. Ma converrebbe, forse,
dare prima uno sguardo, dall'alto, alla città.
Salendo lungo le pendici dell'Epipoli, il vasto altopiano
che domina l'abitato, si giunge al castello Eurialo
che occupa il punto più alto. Costruito da
Dionisio I, tra la fine del V e gli inizi del IV sec.
a. C., costituisce uno degli esempi più interessanti
di architettura militare del tempo antico; protetto
nella parte occidentale, la più esposta, da
tre profondi fossati, con ingegnosi passaggi sotterranei:
stretti cunicoli che permettevano di spostare gli
armati senza essere visti dal nemico e, con rapidità,
fronteggiarlo. Dal castello, si può percorrere
un tratto delle mura che circondavano la città,
per giungere alla "scala greca" o Hexpylon,
che ne era l'antico ingresso. Si scende dall'Epipoli
e si entra nell'abitato odierno per via Necropoli
Grotticelli; da qui, si giunge al viale Rizzo, che
costeggia il parco monumentale della Neapoli, dove
sono i più interessanti edifici della Siracusa
greco-romana. Ecco, infatti, l'Anfiteatro romano,
grandioso edificio del I sec. a. C. (per alcuni, III-IV
sec. d. C.). Ha pianta ellittica, con un portico esterno.
Due ingressi, a nord e a sud, immettono nell'arena,
circondata da un alto podio; dietro è un corridoio
coperto a volta. Da qui cominciava la serie dei gradini
destinati agli spettatori. Al centro dell'arena è
un vasto sotterraneo che fungeva da magazzino dell'anfiteatro.
Segue poi l'Ara di Ierone, grande altare lungo uno
stadio (198 metri), fatto edificare da Ierone II,
per celebrare i pubblici sacrifici degli animali.
Di fronte all'Ara di Ierone, sono il Teatro greco
e le latomie. Il Teatro, uno degli edifici più
splendidi del suo genere, rivesti' un ruolo di enorme
importanza nella vita culturale della città.
Le fonti ci danno notizie dell'esistenza di un teatro
a Siracusa fin dalla metà del V sec. a. C.
La struttura che oggi vediamo è del tempo di
Ierone I, siamo nel III sec. a. C. La cavea è
una delle più grandi del mondo greco: 67 ordini
di gradini, divisi in 9 sezioni da 8 scale d'accesso
ai posti (circa 15.000 in origine, 7.500 oggi). In
basso era l'orchestra semicircolare e, infine, la
scena di cui resta soltanto qualche brano. In età
romana, il teatro subi' numerose trasformazioni, secondo
la tipologia dei teatri romani dedicati ai ludi circensi.
Il Teatro è tuttora utilizzato: ogni anno,
vi si tiene un ciclo di rappresentazioni del repertorio
classico, che richiamano un vasto pubblico, per il
notevole interesse culturale, oltre che per il suggestivo
scenario naturale, e la particolare atmosfera. Nei
pressi del Teatro, si trovano le latomie, grandi cave
di pietra, da sempre conosciute: uno degli ambienti
più caratteristici di Siracusa. Secondo la
testimonianza di Tucidide, servirono pure da prigione.
La notizia è confermata da Cicerone, che ne
esalta la magnificenza e la profondità. Ad
ovest del teatro, è la più grande latomia,
quella del Paradiso, profonda, in alcuni punti, 45
metri. La più famosa latomia è, pero',
l'orecchio di Dionisio, coperta da una volta a sesto
acuto. Il nome le fu dato dal Caravaggio, che la visito'
nel 1586, e fece nascere la leggenda che il tiranno
Dionisio I, sfruttando le qualità acustiche
del luogo, vi arrivava a sentire i discorsi dei prigionieri.
Vicina è la grotta dei cordari, cosi' detta
perchè, per lungo periodo, i cordari vi esercitarono
il loro mestiere. Da qui, si può passare alla
grotta del salnitro e alla latomia Intagliatella,
per giungere, attraverso un arco intagliato nella
roccia, alla latomia di Santa Venera, più piccola
delle precendenti, ma particolarmente suggestiva,
per la rigogliosa vegetazione intorno. Ed anche interessante,
è la visita alla vicina necropoli dei Grotticelli,
con tombe greche, ellenistiche, e d'età romana
imperiale. Tra queste, è la cosiddetta tomba
di Archimede, ritenuta, a torto, il sepolcro del grande
matematico siracusano, di cui si racconta che abbia
incendiato le navi romane con gli specchi ustori.
Usciti dal parco della Neapoli, si giunge, per viale
Augusto e viale Teocrito, alla chiesa di San Giovanni,
edificata in età normanna, distrutta dal terremoto
del 1693, e in seguito parzialmente ripristinata;
una scala scende alla cripta di San Marciano. A destra
della chiesa, sono le catacombe di San Giovanni, IV
sec. d. C. caratterizzate da un intreccio di cunicoli
e gallerie, con migliaia di sepolture e, qua e là,
affreschi e simboli cristiani. Sempre sul viale Teocrito,
nel Parco di villa Landolina. è la sede del
Museo archeologico regionale, dedicato a Paolo Orsi,
il grande archeologo che lavoro' lungamente a Siracusa.
La pianta del Museo, di forma stellare, comprende
9000 mq di superficie. Tre settori - A B C - costituiscono
altrettanti percorsi a scelta del visitatore, che
puo' fruire di pannelli luminosi, carte e strumenti
didattici, ed è cosi' aiutato a vedere gli
oggetti esposti in una dimensione storico-culturale,
e a comprenderne meglio il valore. Il settore A è
dedicato alla preistoria e alla protostoria. Fra i
materiali dell'età del bronzo, si trovano quelli
della media età, XV-XIII sec. a. C., della
cultura di Thapsos, identificabili per la caratteristica
ceramica di impasto grigiastro, con decorazione graffita.
All'ultima età del bronzo, XIII-IX sec. a.
C., appartengono i materiali provenienti da Caltagirone,
Cassibile e Pantalica.
Quest'ultima, una delle civiltà più
avanzate del periodo tra il 1270 e il 650 a. C., è
attestata da manufatti di straordinaria perizia, come
le ceramiche rossicce lucide, e i raffinati oggetti
di metallo, i gioielli, gli specchi, le fibule. Il
settore B è dedicato alla colonizzazione greca
e ai materiali provenienti da Megara Iblea e da Siracusa.
Tra i materiali di Megara, si segnalano una straordinaria
Kourotrophos (madre che allatta), in calcare dipinto,
metà VI sec. a. C., e una statua funeraria
col nome del defunto (il medico Sambrotidas, figlio
di Mandrokles). Lo spazio dedicato a Siracusa si apre
con la celebre statua della Venere Anadiomene, replica
romana di un originale del II sec. a. C. Sono, poi,
esposti i materiali provenienti da Ortigia, sin dall'età
preistorica, con una straordinaria successione di
ceramiche, che dà esattamente l'idea della
continuità di frequentazione del luogo. Il
pezzo statuario più interessante, è
la figura maschile eretta, il Kouros panneggiato,
del V sec. a. C. Sono di notevole interesse, inoltre:
gli ex voto trovati nella zona del santuario di Demetra
e Kore, un grande vaso a vernice nera con iscrizione
dedicatoria ad Arternide Ferea, i corredi funebri
provenienti dalle grandi necropoli siracusane; gli
ariballoi globolari arcaici, il famoso cavalluccio
bronzeo, stilizzato, della fine del sec. VIII a. C.;
e molti vasi protocorinzi e corinzi. Seguono poi gli
spazi dedicati ai grandi templi: il tempio di Apollo,
il tempio ionico, e l'Athenaion con alcune delle terrecotte
architettoniche, che lo decoravano all'esterno, e
i modelli plastici di questo e di altri due templi.
I materiali provenienti dai santuari extra urbani,
ci forniscono, inoltre, preziose indicazioni sui rapporti
di Siracusa col suo territorio. Il settore C è
dedicato ai materiali provenienti dalle colonie di
Siracusa: Acre, Casmene e Camarina, e da Eloro, oltre
che da numerosi centri indigeni della Sicilia orientale,
ellenizzati. Da Casmene proviene, fra le altre cose,
un altorilievo in calcare raffigurante una Kore con
una colomba, 570- 60 a. C. Di Camarina, è un
grande acroterio fittile di tempio, V sec a. C. L'ultima
zona del settore è dedicata a Gela e Agrigento.
Da Gela provengono straordinarie terrecotte di rivestimento
dei templi, numerose ceramiche e l'interessantissima
pelike firmata da Polignoto, 440-430 a. C. L'esposizione
si conclude con i deliziosi manufatti provenienti
da Agrigento, dalle ceramiche alle terrecottine figurate.
Nel viale Teocrito, accanto al Museo Archeologico,
si trova il Museo del Papiro, istituito nel 1989.
Espone, nelle sue tre sale, con rigore scientifico,
una documentazione della pianta del papiro, della
sua lavorazione e degli utilizzi, dal tempo dell'antico
Egitto alla stessa Siracusa. Usciti dal Museo ed entrati
in via Von Platen, si passa davanti alle catacombe
di Vigna Cassia e di Santa Maria di Gesù, non
visitabili dal pubblico e, scendendo per la Bassa
Acradina, ecco la chiesa dei Cappuccini, sec. XVII,
dove è un dipinto attribuito al napoletano
Mattia Preti, la Madonna con Sant’Agata e Santa
Lucia. Qui si trova la latomia dei Cappuccini, dalla
ricca e suggestiva vegetazione. Percorrendo, ora,
la via Teocrito fin quasi alla fine e deviando a destra
per via Monte Grappa, si giunge alla piazza di Santa
Lucia, dove si trovano la chiesa di Santa Lucia, la
cappella del sepolcro e le catacombe. La chiesa, a
tre navate, ha origini bizantine; fu riedificata in
età normanna e, in parte, ricostruita dopo
il terremoto del 1693.